martedì 23 ottobre 2012

Erich Fromm

"Gli individui che fanno propria la modalità di vita dell'avere, godono della sicurezza ma sono per forza di cose insicuri. Dipendono da ciò che hanno come denaro, aspetto fisico, potere, beni, in altre parole in qualcosa che è al di fuori di loro. 
Ma che ne è di loro se perdono ciò che hanno? Se quindi sono ciò che ho e ciò che ho è perduto, chi sono io?"

Così Erich Fromm, cerca di esprimere il proprio pensiero nel libro, Avere o Essere.
Se perdo ciò che ho, chi sono? Se tutto ciò in cui credo sta nella quantità di materiale di cui posso vantarmi o       che posso mostrare; se il mio aspetto diventa più importante del mio pensiero, se la macchina che guido, il portafoglio pieno, il vestito sempre alla moda, la casa di lusso o l'ultimo I-Phone, sono ciò per cui vale pena vivere...che tipo di vita posso avere?
Siamo solo ciò che pensiamo, siamo ciò che desideriamo dentro di noi e per noi, siamo il pensiero che ci accompagna dalla mattina alla sera, siamo i sogni che assaporiamo e non molliamo, siamo il desiderio inconscio che ci trasporta verso una vita più serena e tranquilla, siamo il dolore, la felicità, la gioia, la malinconia, l'allegria; siamo il calore di un abbraccio, siamo il fresco del vento di montagna che ci accarezza, siamo l'amore per una donna, siamo l'amore per un uomo, siamo il dolce sorriso di un vero amico, siamo la dolcezza della mamma e la forza di un papà, siamo il coraggio di un bambino, siamo le lacrime di un adulto, siamo la luce della notte, e il buio appena prima dell'alba...siamo tutto questo, ecco cosa siamo... e sapete perchè lo so, perchè tutto questo non può perdersi o rompersi, o essere rubato...tutto ciò non potrà mai essere cancellato dai nostri ricordi e dalle innumerevoli emozioni di cui è fatta la vita di tutti noi.


"Fine pena,mai"

Ho conosciuto una persona tempo fa...oggi molti non lo definirebbero una persona, forse un fantasma, o un corpo sospeso da fili invisibili, senza anima nè calore.
La cosa strana è che neppure trent'anni fa lo avrebbero definito molto diversamente da così...un uomo senz'anima per via dei suoi crimini, delle sue violenze, degli orrori commessi, vissuti e attraversati.
Un colpevole, uno dalla desinenza "fine pena, mai", cioè, ergastolo.
Io conosco la sua storia, ma non ho conosciuto l'uomo reo di aver commesso tutto ciò di cui è accusato; ho solamente conosciuto il fantasma che alberga presso il suo corpo, i tatuaggi che rappresentano il suo passato da criminale, i segni indelebili che il suo corpo mostra senza pudore nè vergogna.
L'uomo che ho conosciuto è un uomo distrutto dalla malattia, che lo accompagna, che lo ha accolto tra le proprie terribili braccia senza dargli nessuna possibilità di scampo, perchè la malattia lo porterà ad una morte certa.
Il mio compito era quello di occuparmi di lui, conoscere la sua storia e dimenticarla, perchè non mi sarei potuto prendere cura dell'uomo di trent'anni prima, anche perchè, molto probabilmente, ne sarei stato molto alla larga, lo avrei disprezzato, mentre ora, mi trovavo di fronte la brutta copia di un criminale pericoloso e senza paura, che appariva ormai stanco e senza neppure la forza di andare in bagno da solo.
Il mio lavoro non mi permette di dare giudizi, e neppure ne voglio dare; il mio lavoro mi permette di prendermi cura di chi cure non può più averne, o non ne vuole avere, o non le merita.
Non ho mai giudicato quell'individuo per il suo passato, anzi, ne avevo compassione, perchè notavo come nella malattia, siamo tutti terribilmente uguali...tristi, soli, indifesi e impotenti.
Ciò che però mi ha colpito, è stato il suo coraggio, l'ho letto nei suoi occhi, nessuna paura di morire o di soffrire; dopo essere stato malmenato per anni in carcere credo che il dolore ormai fosse svanito, vi fosse solo più rimasto quello starno fuoco che ancora bruciava lentamente nei suoi tristi e profondi occhi.
Molti direbbero che dopo tutte le schifezze e le sofferenze che aveva fatto patire anni indietro a poveri innocenti, quella fosse solo la giusta conclusione di una delle tante vite criminale che non meritano nessun'altra occasione...bè io non la penso così, o meglio, credo che si sia meritato tutto il carcere, e perchè no, anche qualche bella lezione in carcere, però, in quello stato di malato terminale, l'unica cosa che riuscivo a vedere in quel fantasma, era la forza e il coraggio con cui cercava in tutti i modi di mantenere la sua dignità di uomo e di criminale; il coraggio con cui portava avanti ciò che era ed era stato, il suo modo di raccontarmi i suoi tatuaggi, il significato e la triste e dolorosa storia delle anime percosse dalla sua violenza.
La morale, in questa storia, sta nel credere che anche il peggiore dei criminale crede in qualcosa, fosse anche solo la sua vita da criminale...ma troppo spesso ci dimentichiamo che senza la forza e la spinta di qualcosa di nostro in cui crediamo, non siamo che semplici pedine in balia di una vita che ci trasporta senza una meta precisa da raggiungere...lasciate bruciare il fuoco che portate dentro senza paura di perdere tutto, perchè non conta molto avere o credere di avere tante cose, o persone accanto, che fingono di ballare con voi in questa stupida danza che è la vita...l'unica cosa di cui bisognerebbe avere paura è di perdere la forza nel credere in qualcosa di grande e di portarlo avanti con coraggio e determinazione, senza doversi voltare indietro, un giorno, e piangere per aver perso l'opportunità di raggiungere una meta che altri hanno potuto solo sognare.



sabato 20 ottobre 2012

Dedicato a P.

Clicca e mentre ascolti la musica, leggi:


Solo, solo in mezzo alla gente...o forse solo solamente per poter dire di esserlo.
Cammini a testa alta, ma senza una meta da raggiungere, ti fai avvolgere dai tuoi pensieri senza fermarti a riflettere, che il mondo non sa leggere nella tua mente; i tuoi occhi non sono così semplici da comprendere come credi tu...ciò che vedi negli occhi di chi ti passa accanto è qualcosa di tanto bello quanto facile da decifrare, ma come può chiunque altro credere che per te possa essere davvero così semplice cogliere quelle infinite sfumature nell'animo di una ragazza triste e sola, che cammina con la testa nel suo piccolo e indeciso mondo; oppure lo sguardo assente e triste di un bambino che pensa alle urla che sentirà non appena farà rientro a casa, mentre in quest'istante finge, con i compagni di scuola, di essere come tutti e che come tutti gioca a fare l'attore tra i bimbi, mentre i grandi giocano alla guerra nella sua cameretta. 
Come puoi tu permetterti di cogliere nell'animo di un reietto della società quale un ragazzo di una comunità, che lotta ogni giorno tra il suo delirio e la falsità delle parole ipocrite di qualche medico o educatore che gli racconta che se si comporterà così o cosà sarà un bene per la sua vita...come se le buone azioni e comportarsi come un soldatino lo guariranno dalla sua follia. 
Come puoi credere che la riconoscenza verso ciò che vedi, hai visto e vedrai, potrà mai esistere in un mondo fatto di isole e di porti che non portano da nessuna parte...riconoscenza, poi, verso che cosa? Verso la verità amara detta in momenti di sconforto; riconoscenza per le lacrime cadute sulla tua spalla che hanno attraversato i tessuti dei tuoi vestiti, della tua pelle, fino a posarsi dritti al tuo cuore? Riconoscenza verso ciò che hai visto, forse, solo per caso in un momento di fortuna e che hai deciso di cogliere senza voltarti dall'altra part, come qualunque altro ben educato ragazzo o ragazza che si rispetti, avrebbe fatto in un mondo sempre più solo e lontano dal vicino, ma vicino alla tastiera di un pc per condividere milioni di cazzate con milioni di "amici" su un social network qualunque?
Apri gli occhi, caro P., la vita è fatta di realtà pura e semplice, è fatta di relazioni di comodo e gesti di lontana  cortesia...non esiste la riconoscenza o l'affetto sincero verso chi, in modo disinteressato, si interessa verso qualcuno di cui non sa davvero nulla se non quello che legge nei suoi occhi....

Caro P., nonostante tutto ciò, a volte accadono cose misteriose e impreviste, ci sono persone che accettano il tuo sguardo, accettano la tua provocazione e forse, accettano di farsi travolgere dalla tua incoscienza e follia, perchè noi tutti, in fondo, siamo fatti di un anima che ci terrà sempre legati con chi saprà toccare quel qualcosa che per troppo tempo è rimasto nascosto; quindi, per ora, non smettere di cercare, continua a sognare.


venerdì 19 ottobre 2012

Quale scopo?

Questa è la tua vita, ciò che fai o vedi o senti o ripeti e leggi, fa tutto parte della tua vita.
Quel che non possiamo conoscere è il fine ultimo della storia.
Crediamo di camminare, respirare, parlare, sorridere, ridere o semplicemente piangere, per un motivo ben preciso...se facessi il fornaio il mio obiettivo sarebbe fare bene il pane, se fossi un libraio sarebbe consigliare e conoscere il meglio in circolazione tra la narrativa, se fossi un cantante sarebbe trovare la nota giusta, se fossi un giudice sarebbe giudicare, se fossi un killer sarebbe uccidere, se fossi un clown sarebbe far ridere, se fossi un avvocato sarebbe difendere e così via.
Ma se non fosse così semplice, se lo scopo del fornaio fosse quello di far ridere e il clown dovesse uccidere, e il killer difendere, e l'avvocato trovare la nota giusta...come potrebbero mai dire di aver davvero vissuto la propria vita e non quella di un altro?
Ciò che sto cercando di farvi capire è che nessuno decide quale sia il suo scopo, quale il proprio obiettivo, senza aver rischiato di perdere la propria via, il proprio cammino almeno una volta nella vita.
Ci fidiamo delle nostre sensazioni, dei nostri genitori che ne sanno più dei nostri cuori, ci fidiamo dell'insegnante colto e intuitivo che sa che da grande farò il benzinaio perchè in me vede tanta energia...ma come possiamo credere di avere degli obiettivi? Come possiamo volare alto e correre per il nostro scopo senza mai essere caduti dallo sgabello della certezza che ci teneva saldi e forti al nostro obiettivo?
Sbagliate e fatelo con coraggio, diffidate dei vostri capi arroganti o degli amici saccenti che  sanno sempre quel che vogliono o la parola giusta da dire nei momenti più sbagliati...correte verso un obiettivo ma non lasciate che sia qualcun altro a sceglierlo per voi, tanto meno, non lasciate che siate voi a decidere senza chiedervi se non fosse stato il caso di cadere un paio di volte, di rischiare, osare.
Tutti quelli che sono sicuri di quel che fanno al primo colpo, prima o poi, piangeranno senza poter tornare indietro, mentre voi avrete imparato a sbagliare e a piangere per le ferite che vi portate dietro e a ridere del fatto che siete maturi per intraprendere nuovamente il lungo viaggio che è la vostra vita!


mercoledì 17 ottobre 2012

Lui...

Tutti hanno scritto di loro, ne hanno fatto film, poesie, drammi, canzoni, inni, melodie, danze e barzellette.
Chiunque almeno una volta ne ha fatto uno, lo ha assaporato e ne ha avuto timore; ognuno di noi ha creduto di poterlo vivere davvero, ha potuto volare senza ali almeno una volta nella vita.
C'è chi non ne fa più, perchè troppo preso dalla realtà che lo circonda; chi non ne fa più perchè era diventato troppo brutto viverlo intensamente, troppo pesante da riuscire ad annullarlo; chi vorrebbe vivere solo quello stato durante tutta la giornata perchè inconsciamente, in quei momenti, viviamo il meglio e il peggio dei nostri più profondi desideri.
Lui, come un dolce mietitore della notte, ci aspetta al varco, attende il calar del sole e che le tenebre prendano il sopravvento sulla luce che durante il giorno ci avvolge e ci protegge.
Lui, caro e spietato amico, sta ad attendere che le nostre forze cedano per poter diventare protagonista della nostra vita.
Il sogno, i sogni, quegli attimi della notte spesi a vivere altre vite, altri amici, altre occasioni; il sogno così caro quanto orribile amico, dal quale tutti fuggiamo dopo aver capito che la notte è passata e il tempo della vita è tornato.
Dimentichiamo di vivere i sogni con entusiasmo proprio perchè sono tali...al risveglio, però, dimentichiamo o tentiamo di dimenticare, che la vita vissuta in sogno non è altro che mera immaginazione, quando potremmo invece pensare, che proprio li, durante la notte, ad attenderci sta una dolce occasione piena di opportunità e speranza; i nostri sogni ci allietano le notti, ma non per puro diletto, ma bensì, per comprendere che la vita non è fatta solo di ore scandite, appuntamenti, lavori, amici o conoscenti; i sogni ci danno l'opportunità di svegliarci dalla vita di tanto in tanto e credere che neppure il tempo perfetto e mai fermo, può portarci via ciò che siamo e sentiamo realmente dal più profondo di noi stessi!

Storie.

Tutti abbiamo una storia da raccontare.
Ciò che so della mia, lo so attraverso gli occhi di chi mi ha guardato a lungo mentre mi ascoltava.
Se fissi profondamente lo sguardo dentro le pupille di una altra persona, scoprirai un mondo poco lontano dagli abissi del mare; più la storia è nascosta più gli occhi si fanno distanti e tristi, più osservi e più noti con estrema facilità le lacrime di qualcuno che ha fatto parte di quella storia o ancora ne fa parte.
Fermi agli angoli delle strade delle nostre vite, sta un piccolo viaggiatore affaticato dalla camminata, attende che un qualche buon samaritano si accosti a lui con fare amico, gli porga un pò d'acqua e una carezza....
Tutti abbiamo una storia da raccontare, chi lunga e chi meno, chi bella e chi meno bella, ma la nostra storia avrà sempre forza e sentimento se un qualche buon samaritano si accosterà a noi con un poco d'acqua e qualche carezza in più rispetto a quelle che ci ha riservato la nostra storia.
Il nostro giudizio, il più delle volte, è viziato da noi stessi, dalle accuse che la giuria che ci siamo scelti ci porge; giudichiamo il nostro cammino sempre meno entusiasmante e interessante rispetto a chi ci cammina accanto, eppure di fronte alle nostre verità siamo tutti tremendamente soli, soli di fronte a chi conosce davvero chi siamo e che cosa abbiamo fatto realmente per noi o per gli altri, chi abbiamo colpito, amato, deriso, picchiato o umiliato...davanti ad uno specchio l'unica vera storia da raccontare viene a galla, ma nel peggiore dei modi.
Se con lo sguardo vi capiterà di vedere qualcosa che luccica negli occhi di qualcuno che vi siede accanto alla fermata del tram, su un aereo che vi porterà lontano per lavoro, o dal medico, o ad un parco; ricordatevi che quell'individuo, forse, ha una storia con se che aspetta di essere ascoltata, nè più nè meno, di quel che in quel preciso momento vorreste che lui vedesse, a quella fermata, in quel parco o dove pare a voi, nei vostri occhi.