martedì 23 ottobre 2012

"Fine pena,mai"

Ho conosciuto una persona tempo fa...oggi molti non lo definirebbero una persona, forse un fantasma, o un corpo sospeso da fili invisibili, senza anima nè calore.
La cosa strana è che neppure trent'anni fa lo avrebbero definito molto diversamente da così...un uomo senz'anima per via dei suoi crimini, delle sue violenze, degli orrori commessi, vissuti e attraversati.
Un colpevole, uno dalla desinenza "fine pena, mai", cioè, ergastolo.
Io conosco la sua storia, ma non ho conosciuto l'uomo reo di aver commesso tutto ciò di cui è accusato; ho solamente conosciuto il fantasma che alberga presso il suo corpo, i tatuaggi che rappresentano il suo passato da criminale, i segni indelebili che il suo corpo mostra senza pudore nè vergogna.
L'uomo che ho conosciuto è un uomo distrutto dalla malattia, che lo accompagna, che lo ha accolto tra le proprie terribili braccia senza dargli nessuna possibilità di scampo, perchè la malattia lo porterà ad una morte certa.
Il mio compito era quello di occuparmi di lui, conoscere la sua storia e dimenticarla, perchè non mi sarei potuto prendere cura dell'uomo di trent'anni prima, anche perchè, molto probabilmente, ne sarei stato molto alla larga, lo avrei disprezzato, mentre ora, mi trovavo di fronte la brutta copia di un criminale pericoloso e senza paura, che appariva ormai stanco e senza neppure la forza di andare in bagno da solo.
Il mio lavoro non mi permette di dare giudizi, e neppure ne voglio dare; il mio lavoro mi permette di prendermi cura di chi cure non può più averne, o non ne vuole avere, o non le merita.
Non ho mai giudicato quell'individuo per il suo passato, anzi, ne avevo compassione, perchè notavo come nella malattia, siamo tutti terribilmente uguali...tristi, soli, indifesi e impotenti.
Ciò che però mi ha colpito, è stato il suo coraggio, l'ho letto nei suoi occhi, nessuna paura di morire o di soffrire; dopo essere stato malmenato per anni in carcere credo che il dolore ormai fosse svanito, vi fosse solo più rimasto quello starno fuoco che ancora bruciava lentamente nei suoi tristi e profondi occhi.
Molti direbbero che dopo tutte le schifezze e le sofferenze che aveva fatto patire anni indietro a poveri innocenti, quella fosse solo la giusta conclusione di una delle tante vite criminale che non meritano nessun'altra occasione...bè io non la penso così, o meglio, credo che si sia meritato tutto il carcere, e perchè no, anche qualche bella lezione in carcere, però, in quello stato di malato terminale, l'unica cosa che riuscivo a vedere in quel fantasma, era la forza e il coraggio con cui cercava in tutti i modi di mantenere la sua dignità di uomo e di criminale; il coraggio con cui portava avanti ciò che era ed era stato, il suo modo di raccontarmi i suoi tatuaggi, il significato e la triste e dolorosa storia delle anime percosse dalla sua violenza.
La morale, in questa storia, sta nel credere che anche il peggiore dei criminale crede in qualcosa, fosse anche solo la sua vita da criminale...ma troppo spesso ci dimentichiamo che senza la forza e la spinta di qualcosa di nostro in cui crediamo, non siamo che semplici pedine in balia di una vita che ci trasporta senza una meta precisa da raggiungere...lasciate bruciare il fuoco che portate dentro senza paura di perdere tutto, perchè non conta molto avere o credere di avere tante cose, o persone accanto, che fingono di ballare con voi in questa stupida danza che è la vita...l'unica cosa di cui bisognerebbe avere paura è di perdere la forza nel credere in qualcosa di grande e di portarlo avanti con coraggio e determinazione, senza doversi voltare indietro, un giorno, e piangere per aver perso l'opportunità di raggiungere una meta che altri hanno potuto solo sognare.



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