martedì 7 maggio 2013

Le mollette

"Eccolo, seduto accanto ad una panchina vuota. Peter nasce in una piccola città, con piccoli uomini e grandi donne. Uomini senza volto nè età, uomini scavati dalle fatiche di una vita spesa a lavorare per pochi denari, quanti ne bastano per un ultimo bicchiere prima di tornare a casa.
Le donne del paese, come dice Peter, sono donne grandi, con mani grandi, occhi grandi...ma sogni piccoli. Troppo esauste dalle fatiche della famiglie, dai dispiaceri che una vita stanca ha donato loro. Eppure Peter crede ancora nel bene delle famiglie di questa piccola città, crede che il calore e il tepore di un abbraccio sia solo stato ben nascosto, mai dimenticato, ma indegnamente nascosto.
Peter decide di fare due passi verso le 3 del mattino, quando la città dorme, i padri non sentono più il peso del lavoro, le madri quello delle famiglia, i figli quello dei loro genitori, gettato su di essi come macigni.
I bambini della città di Dio, non giocano ai videogame, non vanno alle giostre, giocano con mollette rotte della nonna, in cortili sporchi ma pieni di sogni; giocano con niente ma sono pieni di tutto. Giocano con la mente, desideri e sogni sono i loro attrezzi; giocano con le mani, piccoli tagli e dolci ferite che la mamma aumenterà. Peter non gioca, controlla; controlla che tutto funzioni come sempre, tutto giri al contrario restando fermo sul posto, non muovendosi troppo per non consumare le scarpe, e poter correre ancora una volta verso casa."

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