"E' il vuoto che spaventa Peter...poche cose lo spaventano, ma il vuoto di una stanza, il vuoto che circonda la vita di uomini soli e spenti, il vuoto dell'anima che fa più rumore di un fiume in piena, il vuoto della notte nella Città di Dio.
Quella notte Peter seppe riconoscere la paura del vuoto dalla paura della semplice, malinconica ma sempre cara, solitudine.
Il vuoto che quella notte lo ha circondato era fatto di cemento, armato di proiettili d'oro forgiati nel fuoco dell'anima.
In un attimo perse tutto...sè stesso, gli amici più cari, la famiglia, tutta la Città di Dio. Perse il coraggio di affrontare la vita così come la conosceva, il suo caos in costante equilibrio tra follia e amore; Peter seppe affrontare fantasmi senza mai potersi dire libero da essi, seppe affrontare nemici invisibili, vivi solo grazie al suo respiro, spinti da un antica musica che nel ricordo di pochi vive ancora, spenti solo dalla gioia di vivere che lo ha sempre accompagnato.
Una notte vuota e priva di senso, non equilibrata per via di un equilibrio precario e instabile, ma l'equilibrio di Peter era proprio questo, nessuno può dire quanto fosse vero e sincero quell'equilibrio, Lui sapeva, però, che quello era il suo modo di vivere e di reagire al vuoto della notte.
Nessuno volle mai chiedere cosa fosse successo di così diverso dal solito nella mente di Peter, tutti si accorsero che qualcosa era cambiato, che di colpo Peter era cresciuto, serio in volto, triste dentro, malinconico il sorriso, dolci gli occhi, profondo il cuore.
Peter non tornò mai più quello di un tempo, non volle mai comprendere cosa fosse accaduto realmente, seppe solo dire poche ma semplicissime parole.
Peter disse: non cercate di comprendere, continuate ad amare me e i miei fantasmi, loro sanno chi sono, ma voi lo sapete?"
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