giovedì 16 maggio 2013

Sporchi

"La Città di Dio non si ferma mai, non si spegne mai.
Capita di cogliere il silenzio tra le mura di questa vecchia ed eterna Città, ma mai un vero e proprio silenzio potrà fermare la Città di Dio e i suoi semplici, umili, "sporchi" abitanti.
Peter faceva parte degli "sporchi" abitanti; gli sporchi erano coloro i quali rendevano la Città di Dio una vera e propria meraviglia.
La meraviglia stava nel fatto che sentirsi sporchi e far parte di quella cerchia di uomini, voleva dire essere arrivati là dove i normali e i "puliti" non potevano neppure pensare di cogliere le sfumature della bellezza che questa Città aveva da donare.
Essere sporco voleva dire avere tra la pelle, sugli occhi, nel cuore e nel profondo dell'anima, l'essenza della vita; i poveri accantonati ai bordi della strada, le puttane stanche ma ancora vive, i bambini appesi ai marciapiedi lacerati dai passi eterni di anziani con ancora un senso talmente alto di vita, da far impallidire i giovani e aitanti "puliti" della Città di Dio.
Essere sporco come Peter voleva dire penetrare negli occhi dell'altro, altro a te e e altro a se stesso, il più delle volte; ma non altro al vero vivere che accomuna la gente che fa del cammino la propria fede.
Sporchi di un insaziabile voglia di vivere, colti da un desiderio di amare tanto grande da togliere il fiato; mentre i puliti respirava a comando, dormivano in letti di piume soffici come il silenzio, vuoti come i loro sogni; gli "sporchi" cantavano inni ai vecchi per le strade, conoscevano ogni angolo della Città di Dio, amavano ogni istante vissuto tra le strade del cammino scritto per loro.
Per Peter essere sporco voleva dire essere vivo e vero, senza doversi lavare di dosso il proprio passato e senza dover fare il bagno in un futuro altro da sè e altro da ciò che la Città avrebbe saputo donargli.".

lunedì 13 maggio 2013

Vuoto

"E' il vuoto che spaventa Peter...poche cose lo spaventano, ma il vuoto di una stanza, il vuoto che circonda la vita di uomini soli e spenti, il vuoto dell'anima che fa più rumore di un fiume in piena, il vuoto della notte nella Città di Dio.
Quella notte Peter seppe riconoscere la paura del vuoto dalla paura della semplice, malinconica ma sempre cara, solitudine.
Il vuoto che quella notte lo ha circondato era fatto di cemento, armato di proiettili d'oro forgiati nel fuoco dell'anima.
In un attimo perse tutto...sè stesso, gli amici più cari, la famiglia, tutta la Città di Dio. Perse il coraggio di affrontare la vita così come la conosceva, il suo caos in costante equilibrio tra follia e amore; Peter seppe affrontare fantasmi senza mai potersi dire libero da essi, seppe affrontare nemici invisibili, vivi solo grazie al suo respiro, spinti da un antica musica che nel ricordo di pochi vive ancora, spenti solo dalla gioia di vivere che lo ha sempre accompagnato.
Una notte vuota e priva di senso, non equilibrata per via di un equilibrio precario e instabile, ma l'equilibrio di Peter era proprio questo, nessuno può dire quanto fosse vero e sincero quell'equilibrio, Lui sapeva, però, che quello era il suo modo di vivere e di reagire al vuoto della notte.
Nessuno volle mai chiedere cosa fosse successo di così diverso dal solito nella mente di Peter, tutti si accorsero che qualcosa era cambiato, che di colpo Peter era cresciuto, serio in volto, triste dentro, malinconico il sorriso, dolci gli occhi, profondo il cuore.
Peter non tornò mai più quello di un tempo, non volle mai comprendere cosa fosse accaduto realmente, seppe solo dire poche ma semplicissime parole.
Peter disse: non cercate di comprendere, continuate ad amare me e i miei fantasmi, loro sanno chi sono, ma voi lo sapete?"


martedì 7 maggio 2013

Le mollette

"Eccolo, seduto accanto ad una panchina vuota. Peter nasce in una piccola città, con piccoli uomini e grandi donne. Uomini senza volto nè età, uomini scavati dalle fatiche di una vita spesa a lavorare per pochi denari, quanti ne bastano per un ultimo bicchiere prima di tornare a casa.
Le donne del paese, come dice Peter, sono donne grandi, con mani grandi, occhi grandi...ma sogni piccoli. Troppo esauste dalle fatiche della famiglie, dai dispiaceri che una vita stanca ha donato loro. Eppure Peter crede ancora nel bene delle famiglie di questa piccola città, crede che il calore e il tepore di un abbraccio sia solo stato ben nascosto, mai dimenticato, ma indegnamente nascosto.
Peter decide di fare due passi verso le 3 del mattino, quando la città dorme, i padri non sentono più il peso del lavoro, le madri quello delle famiglia, i figli quello dei loro genitori, gettato su di essi come macigni.
I bambini della città di Dio, non giocano ai videogame, non vanno alle giostre, giocano con mollette rotte della nonna, in cortili sporchi ma pieni di sogni; giocano con niente ma sono pieni di tutto. Giocano con la mente, desideri e sogni sono i loro attrezzi; giocano con le mani, piccoli tagli e dolci ferite che la mamma aumenterà. Peter non gioca, controlla; controlla che tutto funzioni come sempre, tutto giri al contrario restando fermo sul posto, non muovendosi troppo per non consumare le scarpe, e poter correre ancora una volta verso casa."

Peter

"Andava senza meta sicura o direzioni precise il piccolo Peter; bimbo dagli occhi scuri come la notte, i capelli neri come il fondo di un pozzo del quale si può scorgere solo il buio senza vedere mai la fine. Mani piccole e forti, gambe agili e rapide come la sua mente, fin troppo rapida. Corrono i pensieri di Peter mentre vaga senza destinazione, in balia di un pensiero leggero o pesante in base al momento, come il tempo pazzo di primavera.
Peter ama, ama la vita e tutto ciò che ne fa parte, è in grado di amare il dolore e i sogni allo stesso modo; ama il vento tanto quanto ama la pioggia, ama il colore degli occhi della gente che incontra, ama chi lo odia, ama chi lo ama, ama l'amore perchè sa che non sempre c'è e quando c'è vale la pena amare per amore.
Peter ama la rabbia che prova, ama le cicatrici che porta addosso, quelle manifeste e quelle meno evidenti; ama il bianco ed il nero, ama il sole per il suo calore, ama il ghiaccio per la sua coerenza, ama i suoi sogni perchè sono suoi, ama i sogni di tutti perchè tutti hanno diritto di sognare.
Peter comincia a correre, senza direzione; Peter corre come un pazzo, non è la paura che lo fa correre in quel modo, non è la gioia, non è la voglia di arrivare in qualche splendido luogo; Peter corre perchè gli va così, corre per la gioia di correre e sentirsi vivo, sentire il proprio corpo, il proprio dolore, le proprie fatiche, sentirsi e basta.
Peter ha gli occhi profondi come la sua anima, sente che la corsa è finita, sente che la direzione è sempre incerta, ma Peter conosce la verità...Lui sa che nessuno può conoscere il suo cuore e allora si sente libero di osare e volare come un dolce e piccolo palloncino rosso, volato via dalle mani di un bambino di nome Peter, in un parco giochi qualunque, di un giorno qualunque, di una vita qualunque...Peter sa che la vita gli regalerà amori impossibili, gioie infrante, sogni senza tempo, storie senza lieto fine...sa che nonostante tutto questo varrà sempre la pena correre e vivere finchè avrà fiato; ma ora il fiato è corto, e Peter è stanco...si accascia, chiude gli occhi pesanti come un onda che si abbatte sulla spiaggia...Peter sceglie di non svegliarsi più, perchè meglio lasciare il posto a chi si sentirà sempre libero e pieno di vita, perchè chi ama non è mai libero, chi ama come Peter sa che non potrà mai sentirsi libero di volare via come quel bellissimo palloncino rosso."