Ma essere schiavi della paura porterà solamente ad un intorpidimento delle nostre menti, ad un graduale assopimento della nostra volontà di essere parte di qualcosa.
Quel qualcosa è ciò che unisce ogni individuo sulla faccia della terra, è il tempo trascorso per ore ed ore ad ascoltare un amico, è fare festa ed è piangere, è agire ed è respirare.
Questo non è il momento di avere paura, è piuttosto il momento della consapevolezza, la consapevolezza che l'immortalità non esiste, che siamo tutti, chi più chi meno, potenziali vittime ogni santo giorno di eventi che spesso sconvolgono completamente le nostre vite.
Essere consapevoli che non possiamo smettere di sentirci vivi e non possiamo non accorgerci che lentamente, un passo alla volta, ci affidiamo alla banale generalizzazione, al puerile starnazzare di questo o quell' uomo in cravatta che vuole farci credere che superata la tempesta saremo persone migliori.
Ma non è così, mio caro uomo in cravatta, io non sarò un uomo migliore perché cerchi di farmelo credere tu...io sarò quello che sono, come lo ero prima.
E allora io dico di smettere di avere paura e di pensare a come poter essere donne e uomini diversi, non migliori o peggiori, non buoni o cattivi...ma diversi.
Serve grande coraggio ad ammettere di non essere perfetti e ci vuole altrettanto coraggio a guardare negli occhi la sfida che ti si pone davanti, e senza battere ciglio, tentare con tutte le tue forze di superarla.
Una volta fuori dalla tempesta di sabbia dovrai fare i conti con te stesso e chiederti se quest' esperienza ti ha reso "diverso" o se sarai solamente l' ennesima vittima di un iniquo mondo globalizzato fatto di paura e rancore.